_Home_2 Home
_ContactUs_2 Contattaci
_FindUs_2 Dove siamo
_FindUs_2 COVID-19 meglio vivere con un cane...
Pastore Maremmano Grande Guerra nella Grande Guerra
Skip Navigation LinksHome > Cuccioli > La nostra migliore recensione, l 'esperienza di un cliente

La nostra migliore recensione,
l 'esperienza di un cliente
(di Paolo A. Galli)

BIOGRAFIA: Paolo A. Galli, nato a Terni nel 1946, medico specialista, ricercatore e docente universitario, e autore di 249 pubblicazioni, di numerosi capitoli di testi medici e di quattro libri specialistici. In ambito narrative ha pubblicato La voce dell'imene (Europa Ed., 2018).
 

ARGO: MAESTOSO E FEDELE

 
 
 
 
 
Avevo sempre pensato che, dopo Doda, e soprattutto dopo essere venuto a vivere nell'eremo, avrei voluto un cane. Quale, in questo luogo, meglio di un maremmano-abruzzese? Poco dopo che era morta Doda, ho cominciato a cercare gli allevamenti su Internet. Il più vicino era quello di Todi, ad appena mezz'ora: l'allevamento Jacopone della famiglia Simoni. Telefonai e mi dissero che c'era una cucciolata di sei femmine e due maschi nati il dodici novembre. Visto che volevo un maschio, dovevo affrettarmi. Vi lascio immaginare lo spettacolo della cucciolata e della madre tenerissima: Dorina.
L'allevatore entrò nel loro recinto e li ribalto tutti per vedere il sesso: isolò i due maschietti. Avevano un mese e mezzo ed erano bellissimi (non solo i due maschietti). Rimasi un attimo interdetto, al che lui li prese entrambi per la collottola per portarmeli vicino; uno dei due cominciò a guaire, seppure impercettibilmente, e a quel punto non ebbi esitazioni: scelsi l'altro. Gli misero un collarino rosso per identificarla. Non potei prenderlo in braccio: per motivi di sicurezza sanitaria, mi spiegarono. Me lo avrebbero dato il dodici gennaio, al compimento del secondo mese.
Non vedevo l'ora. Lo guardai intensamente e sono certo che mi è capitato come alle mamme umane, che guardano il loro bimbo appena nato fissandone tutti i particolari così da riconoscerlo immediatamente quando vanno a prenderlo nel nido. Pagai lamia caparra ma non sarei più voluto venire via, allora chiesi di conoscere il padre: Traiano. Era bellissimo e gigantesco. Mi annusò attraverso le sbarre. L'allevatore entrò nel recinto e Traiano si alzo sui posteriori per abbracciarlo: erano alti uguali.
Mi presentai alle undici del dodici gennaio, come convenuto. Nel pedigree era stato dichiarato Garamante, figlio di Traiano e Dorina e ascendenti vari, ma io potevo dargli un altro nome. L'avevo già pensato: ARGO. Un nome di altissima dignità. Argo era su un tavolino dove Samantha 'assistente del titolare e psicologa canina) e l'anziana padrona (figlia del fondatore cinquant'anni fa dell'allevamento, nonchè Professore Ordinario della Facoltà di Veterinaria dell'Università di Perugia) lo toelettavano semplicemente spazzolandolo e cospargendolo di farina di patata (credo) per togliergli lo sporco e renderlo candido. Argo sembrava gradire l'attenzione.
Potei cosi finalmente toccarlo, accarezzarlo e parlargli. Lui mi guardò tranquillo per poi rivolgere lo sguardo a Samantha, come a dire: "Chi e questo?". I maremmani non è che diano confidenza all'ultimo arrivato. La signora Simoni guardava Argo con amore e la consolava il fatto che venisse a vivere in un bosco, e non certo a catena. Mi disse: "I ramoscelli di legno da rosicare sono i suoi giocattoli". Oggi lui ne spezza coi denti, a colpo netto, alcuni di quattro centimetri di diametro.
Non sapendo di che cosa nutrirlo, convenimmo che mi avrebbero fornito loro un cibo di alta qualità e non reperibile in commercia, perchè riservato solo ai grandi allevamenti. Arrivò il momento di partire: lo presi in braccio e ci guardammo reciprocamente con intensità negli occhi per un tempo che sembro non finire mai. Sono certo che in quel tempo si è materializzato un transfert indissolubile.
Aprii lo sportello del passeggero (avevo una BMW 435 spider, all'epoca) e lo adagiai sul pavimento, dove avevo messo una vecchia coperta di lana. Lo rassicurai prima di chiudere lo sportello (quante novità e quanti strani rumori per lui!) e girai da davanti per entrare. Appena seduto, Argo comincio una difficile scalata sul sedile. Allora lo presi in braccio e posi la coperta sul sedile. Lui si accovaccio di traverso, con la schiena contro la spalliera, e appoggio la testa sulla consolle centrale, quasi a contatto del mio fianco. Per tutto il viaggio verso casa gli ho tenuto la mano destra sulla testa e l'ho accarezzato, tanto la macchina aveva il cambio automatico. Arrivati, l'ho aiutato a scendere: non ha avuto esitazioni a seguirmi, seppure incoraggiato, e, arrivati sotto il patio antistante il portone, non ha esitato a salire sul bancale di legno che gli avevo allestito come cuccia. E’ stato un motu proprio, il suo. Poi, con calma, abbiamo girato lungo la terrazza intorno a casa. Dall'altro lato comincia il bosco, e lui ha fatto subito la pipi accucciandosi: sulla nuda terra. Poi si è inoltrato tra i cespugli e il sottobosco Selvaggio e lì è rimasto impigliato tra i rovi. L'ho raccolto e liberato: non sarebbe mai più accaduto, ma aveva anche capito che poteva contare su di me.
Ovviamente avrebbe dormito dentro casa per molte notti a venire, e lui si metteva sempre a ridosso del portone, da sotto il quale entrava uno spiffero di aria fresca. Tuttora, quelle rare volte che dorme dentro, si mette li. Argo ha fatto la cacca in casa solo le prime due notti e poi mai pili. Un giorno, aveva quattro-cinque mesi, andammo a prendere il cibo. I cani dell'allevamento erano nei loro box, e potei liberare Argo dal guinzaglio. Passò in rassegna tutti i box e con ognuno si annusarono fugacemente attraverso le maglie delle reti: un'annusata di saluto, roba da pochi secondi ciascuna. Poi arrivò all'ultimo box e li si soffermo a lungo, molto a lungo. Non fu un'annusata qualsiasi, tartufo contro tartufo e poi via: fu un lungo bacio appassionato e tenerissimo, con intensi sguardi d'amore. Mi dissero che quella era Dorina: sua madre. Argo e come un film proiettato veloce: grosso modo assisto alle sue mutazioni comportamentali con cadenze di quindici giorni.
Adesso e come un bambino pubere: anzichè giocare con tutti, comincia a preferire le femmine. Con queste è tenero e gioviale; con i maschi, per lo più, ringhia forte già da lontano e i loro padroni cambiano marciapiede. Il suo attuale ringhio sembra il rumore che fanno le Harley Davidson! Ma non l'ho mai, sottolineo mai, visto mostrare e digrignare i denti. In fondo e un buono, un ruspante di montagna. Eppure viene assai volentieri in città dove, durante la prima mezz'ora di passeggio, e inebriato da mille e pili odori fantastici, al punto da procurargli una spiccata salivazione.
Mi tocca sempre farlo dissetare in qualche fontanella, da cui beve a canna. Qui di maremmani-abruzzesi ce ne sono tanti, ma tutti sono tenuti nelle loro proprietà: per questo Argo, che e bellissimo, riscuote un successo stratosferico in citta. Sto diventando geloso. In citta, dopo il primo quarto d'ora di reiterate e profuse pisciatine e profuse salivazioni di goduria, assume un'andatura costante: è li che il suo incedere al trotto lento diventa non regale, ma imperiale. Tutti si fermano a guardarlo: e veramente uno spettacolo, e i più si prodigano in garrule esclamazioni di giubilo. Qualcuno, specialmente donne, mi chiede di fotografarlo. Ai bambini che mi chiedono di accarezzarlo dico sempre che Argo e buonissimo, gli piacciono molto i bambini e che ogni tanto ne mangia uno… alcuni si retraggono immediatamente ma poi, alle risa del genitore, si rifanno avanti. E bene, pero, che io stia molto attento ... Ginevra, figlia della barista di Miranda, e coetanea di Argo e sono cresciuti insieme; può fargli di tutto: gli tira le orecchie, gli mette le mani in bocca, lo cavalca. Quando poi la mettono nel carrozzino e le danno la merendina, allora Argo gliela sbocconcella a titolo risarcitorio, carpendogliela delicatamente dalle dita, e ne mangiano un po' per ciascuno.
E’ uno spettacolo. Durante il lockdown ogni tanto mi fermano mentre scendo in macchina in citta. Un poliziotto una volta mi ha detto che, non vedendo i sedili posteriori, pensava che io trasportassi chissà cosa; poi, visto Argo, si e compiaciuto che viaggiassi con la guardia del corpo e nulla più. Quando vado in banca non può entrare, perchè non passa dallo scanner e lo lego fuori, dove mi attende: nessuno si azzarda a entrare, contribuendo così al distanziamento sociale con grande soddisfazione del personale.
Giorni fa l'addetto al bancomat si e trovato in grandissima difficoltà per il semplice fatto che Argo si e alzato e si e interposto, rimanendo immobile. In realtà e buonissimo, ma la sua mole imponente preoccupa gli sprovveduti. Sono un abitudinario, nel senso che parcheggi, bar ed edicole sono sempre gli stessi, e cosi Argo li considera sue proprietà.
La titolare della baita lungo la strada per Greccio gli da sempre una fetta di prosciutto o di speck: Argo lo sa e, appena entra, si rizza appoggiando le zampe sul bancone, come farebbe chi attende un caffe, e lei lo imbocca. Tra lo stupore dei presenti, che sono sempre gente di passaggio. Nei negozi, che gli sono nuovi, il comportamento e diverso: come entra si guarda attorno, chi c'è c'è, poi si sdraia quando gli appoggio il guinzaglio sulla schiena. Lui sa che, con questo mio gesto, si deve gestire da solo. Ma il concetto è: chi e dentro e dentro e chi e fuori e fuori. E se qualcuno osa entrare dopo di me, lui si alza immediatamente e, immobile, si interpone: quello e un estraneo da tenere sott'occhio.
In casa sto sempre in tuta: Argo sa cosa si farà a seconda di come mi vesto e di quali scarpe mi metto. Quando infilo le scarpe da lavoro, mi precede nel bosco; se metto altre scarpe, mi precede verso la macchina; se prendo il saccone nero dell'immondizia, mi precede verso il cancello del viale; se prendo il guinzaglio che sta dentro casa (l'altro sta in macchina), sa che si va a piedi alla piazzetta del borgo.
Non riesco mai a nascondergli cosa faremo. Talora accade che, se devo solo andare a prendere il giornale, io cerco di confonderlo, perchè rimango in tuta ma il fatto di mettermi le scarpe lo spiazza un po'. Poi, penò, capisce e mi precede in auto, dove gli apro da lontano il portellone con il telecomando. Direbbe Giubilo che siamo un indissolubile "binomio".
Gli parlo molto e sembra capite tutto: ha imparato anche sinistra, destra, strisce eccetera. Ma quello che conta e il tono, e se gli parlo sottovoce, se sussurro, sta persino più attento. Durante i miei pasti sta sempre con me: non chiede ma attende, e può capitare che gli dia un rigatone al ragù di carne. Quando arrivo alla frutta se ne va, sebbene talora non disdegni una buccia di mela. Ma ho capito: io gli do sei etti di croccantini tutte le mattine al risveglio ma lui fa due pasti come me e, dopo la mia cena, finisce la sua pappa solo se mi siedo fuori, su una sedia da giardino, accanto a lui. Evidentemente ama la convivialità ai pasti.
Dopo cena facciamo sempre un giro ricognitivo sul lato est sud del bosco, poi io guardo la tv. Lui mi viene a trovare anche solo per darmi un'occhiata, con tempi cadenzati simili a quelli della pubblicità, cosicchè anch'io, durante le pubblicità, gli rendo la visitina andando fuori.
Argo dorme all'esterno, sotto il patio d'inverno e vicino al cancello o, nella buona stagione, al parcheggio. Tranne quando piove, o sicuramente pioverà - l'ho ormai imparato - in cui dorme dentro. Sempre con la schiena sullo spiffero del portone d'ingresso. In queste circostanze entra quando spengo la tv, ma furtivo, come credendosi invisibile, e sgattaiola di là ... insomma, si vergogna di farsi vedere mentre viene a dormire in casa.
Esistono altre due circostanze in cui donne all'interno, ma una debbo ancora verificarla per averne la certezza. Accade che un giorno di quasi tutte le settimane io lo lasci solo dall'alba al tramonto: lui lo sa perchè la sera prima parcheggio la macchina fuori dal cancello. Prima di partire gli do la carne cruda (un maremmano non deve dimenticare il sapore del sangue) che lui divora immediatamente: ciò perchè mi sono accorto che in mia assenza non mangia. Questo fatto un po' mi preoccupa e un po' mi rassicura: qui vicino hanno dato un boccone avvelenato che ha ucciso la femmina di una coppia, gran figli di mignotta!
Ebbene, la notte della sera in cui torno, lui dorme dentro: vuole essere certo che io non sparisca di nuovo. E poi l'altra: finora mi è capitato poche volte di avere ospiti che abbiano dormito da me, ma in queste circostanze Argo la prima notte dorme dentro, persino in camera con me; le notti successive di fuori. Vorrei fare ancora una verifica, ma ho l'impressione che non si fidi molto di chi mi metto in casa.
E’ discretissimo e rispettosissimo di quelle che ha imparato essere le mie priorità: quando sto al computer, come ora, si sdraia accanto a me senza pretese, sebbene ogni tanto mi strappi una carezza e, se solo lo guardo, si metta a scodinzolare. Al di là di questo nostro reciproco amore, Argo ha una cosa in comune con Marilina, ed e l'unica virtù che posso dichiarare senza tema di essere smentito: e bellissimo. E anch'io ho una cosa in comune con Argo, oltre al colore degli occhi e del 'pelo': entrambi non obbediremmo mai a un ordine insulso e a un obbligo idiota.
Abbiamo un rapporto assolutamente paritario con gerarchie prioritarie: lui è il Re del suo territorio, dove io posso dormire sonni tranquilli; io sono il suo Re altrove. Una cosa mi turba assai: e una razza longeva, vivono anche quindici anni. Chi lascerà l'altro per primo? Se fossi io ho il timore che potrebbe morirne. Se fosse lui sarà per me un nuovo indicibile dolore: basterà il mio esserne temprato? E cosi, dolore per dolore, cerco di non pensarci: carpe diem. Argo! Che compagnia che mi fai. Quale reciproca fortuna l'esserci incontrati.
 
 
 
 
 
     
  ARGO E IL POSTINO  
Mi fa piacere ricevere posta, quella cartacea, sperabilmente affrancata. Per questo motivo opto per la ricezione postale di bollette, estratti conto e fatture. Il resto e a sorpresa. Tra le più gradite sono le cartoline da tutto il mondo che tuttora mi inviano i mei cognati Giulio e Luisa. E io ricambio: e facile trovare le cartoline, anche in Uganda. Il problema sono i francobolli.
Mio malgrado sono abbonato alle raccomandate, nel senso che mi arrivano frequenti multe (tutte esclusivamente per eccesso di velocita): e quiche entra in gioco Argo.
La mia cassetta postale e a circa trecento metri da casa e il postino non ha problemi, ma quando deve consegnarmi le raccomandate scende a piedi per centocinquanta metri, fino al cancello. Argo lo sente prima che suoni e mi informa che qualcuno sta arrivando, ma quando rispondo al citofono e mi sento dire "c'e da firmare" allora lui si scaglia ferocemente verso il cancello e percorre quei centocinquanta metri a velocità supersonica, abbaiando e ringhiando (ruggisce!). So bene che non devo aprire il cancello e seguo Argo mestamente, intanto che il postino rimane ben discosto dal citofono e dal cancello. Rassicuro da lontano l'uomo e cerco, ma non troppo, di chetare il cane: Argo e un cane da guardia, e fa il suo mestiere.
Giorni fa sono riuscito a fare due chiacchiere col postino, nonostante l'abbaiare furibondo di Argo, e a scusarmi con lui per la pessima accoglienza. Mi ha risposto che capita quasi in ogni casa munita di cane da guardia, e che alle Poste gli hanno fatto un corso su come fronteggiare queste situazioni: mai entrare e mai guardare negli occhi il cane.
Stamattina, durante una commissione in citta, siamo passati accanto a una di quelle motorette a tre ruote in dotazione ai postini. Proprio in quel memento ne usciva dal portone uno in divisa. La reazione di Argo, socievole e benevolo con chicchessia quando e fuori del suo regno, e stata istantanea e quasi feroce: aveva riconosciuto motoretta e postino. Cosi, tornando a casa, ci ho riflettuto. Credo che Argo, quando il postino mi dice "c'e da firmare", percepisca in me l'ansia, perchè sicuramente e una multa; dunque attribuisce al postino la causa del mio stato d'animo e gli si scaglia contro. Dev'essere sicuramente cosi.
Dovrò far capite ad Argo che ambasciator non porta pena. Ma la sua empatia mi e di grande conforto.
 
  Paolo A. Galli